NIENTE DI TUTTO QUESTO, NÉ DI TUTTO IL RESTO

NIENTE DI TUTTO QUESTO, NÉ DI TUTTO IL RESTO

Un tempo ci coprivamo le mani di Vinavil, aspettavamo si asciugasse e lo staccavamo come fosse uno strato di pelle. Annusavamo la Coccoina che profumava di quella mandorla contenuta nel nocciolo dell’albicocca, che ho sempre saputo essere velenosa ma non l’ho mai verificato. Qualcuno annusava anche la Pritt ma non ricordo bene quale fosse il suo odore. Usavamo quintali di colla, prima per giocare, poi per incollare i pezzi del collage che avevamo in testa, il collage di quello che dovevamo essere per piacere agli altri. Prendevamo ritagli di giornale, carte di gomme da masticare, biglietti del treno e frasi ancora scritte a mano, e provavamo a costruire una personalità fatta di pezzi disgiunti che pensavamo fossero interessanti, soprattutto per gli altri. Volevamo essere originali, unici, profondi, divertenti e mai banali.

Niente di tutto questo, né di tutto il resto, ci ha resi quelli che siamo.

A chi guarda sempre al passato con malinconia, a chi vorrebbe tornare indietro e basta, a chi a chi vorrebbe tornare indietro con la testa che ha oggi, vorrei dire…

Per andare avanti bisogna guardare indietro, guardando quello che siamo stati, non per non commettere gli stessi errori ma per reiterarli consapevolmente. Oggi non dobbiamo più inventare di essere, semplicemente siamo, in divenire, ma siamo, insopportabili ma siamo, spigolosi ma siamo, non fingiamo di essere. Siamo il risultato di tutti gli esperimenti di ieri e oggi, e lo saremo ancora di più domani. Abbiamo sperimentato ogni sfumatura di gioia e dolore e siamo ancora qua. Più complessati, più ricchi, più viaggiatori, più stanchi, più maturi, più coglioni, più veri, più cinici, più in gamba, più noi.

cristinafelice.altervista.org

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