PENSIERI CHE RIMBALZANO PAROLE

PENSIERI CHE RIMBALZANO PAROLE

Ho uno zaino che non posso cambiare, perché è lui che mi ha insegnato a viaggiare. È il metro delle cose che mi servono davvero, è stato mezzo vuoto e pure mezzo pieno. Ha visto un milione di luoghi senza mai toccare terra, perché è anche il mio cuscino quando riposo le membra.

Preparo bagagli da sempre, li preparo spesso, ne ho anche uno da preparare adesso. Faccio liste ed elenchi di cose da portare, che ormai gli oggetti stessi, dovrebbero sapere dove andare. Abbino sfumature di nero a qualche accenno di colore, arrotolo, comprimo, avanzo sempre meno cose.

Dimentico sempre almeno un oggetto, a differenza di un tempo va bene lo stesso. Forse è così che si impara a viaggiare, facendo a meno di quel che puoi lasciare. Cinture e pensieri, caricabatterie e preoccupazioni, potessi lasciarli a coppie, per non farli sentire soli.

Ho pesi sulle spalle piuttosto leggeri e pesi nella testa che sono di ieri: “sei bravissima a dipanare matasse giganti, ma con le cose semplici sei meno di tutti quanti”.

Non ho risposte, sempre e solo domande, ho raccolto castagne ma non ho male alle gambe, ho preso il sole, forse ho qualche segno, la montagna sa fare più scherzi del mare. Tra prosa e poesia, tra rima e testo, lascio scorrere un giorno che avrei passato a letto.

Forse il letto è il luogo più attraente, in questo lunedì che non mi piace per niente.

cristinafelice.altervista.org

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