QUANDO PENSO AL MARE

QUANDO PENSO AL MARE

Quando penso al mare mi vengono in mente la Canzone del Sole e quella di Marinella, cantate a squarciagola in macchina, con gli asciugamani sui sedili per proteggerli dai costumi bagnati e le brioscine a tradimento che se le mangiavi poi non potevi rientrare subito in acqua. Quando penso al mare penso alle labbra viola e ai polpastrelli rugosi dalle troppe ore trascorse in acqua, che per tirarti fuori dovevano trascinarti di peso. Quando penso al mare penso alle gare fino alla piattaforma, alla mia perpetua paura di tuffarmi, alle ruote e alle capriole sott’acqua con due dita che tappavano il naso e per questo sempre un po’ storte. Quando penso al mare vedo un Supertele a scacchi con l’acqua fino ai polpacci, che quando fa caldo la palla la prendo io, ma quando è nuvolo e ventoso ti bagni tu. Quando penso al mare sento il suono della pallina che sbatte sui racchettoni, e noi che contiamo quanti scambi riusciamo a fare prima di perderla in acqua. Quando penso al mare penso ai pesci, alla maschera, al boccaglio, alle ore trascorse a pelo d’acqua a osservare i colori e i movimenti e i riflessi, ma più di ogni altra cosa a sentire il respiro placarsi e diventare calmo e regolare, come prima di dormire. Quando penso al mare penso alla focaccia, al caffè shakerato, alle fette d’anguria e all’Estaté al limone. Quando penso al mare vedo le goccine d’acqua in rilievo, sulla pelle unta dall’olio di cocco. Quando penso al mare sento le labbra al sapore di sale, i baci al sapore di mare, le mani sulle spalle per non farmi bruciare e sui fianchi per farmi avvicinare. Quando penso al mare penso a libri spessi, da divorare. Quando penso al mare mi viene da ridere, da saltellare, da giocare, da lasciarmi andare e da non pensare.

cristinafelice.altervista.org

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