Scene tragicomiche di ordinaria follia

Scene tragicomiche di ordinaria follia

è tutto un equilibrio sopra la follia

Ieri sera ho avuto un problema, un piccolo inconveniente e sono crollata. Capita nei periodi in cui la soddisfazione non è ai massimi livelli e i problemi si tende un po’ nasconderli sotto al tappeto (anche perché non c’è molto da fare, ci sono e spesso non hanno soluzione)

stress

Il mio vecchissimo albero di Natale (bruttino per altro) ha 3 zampe (da montare con un macchinoso sistema d’incastro), 3 anni che lo utilizzo (prima era di mia mamma ma ho rilevato il suo e a lei ho preso un modello meno impestato), 3 anni che sono senza zampe.

Il primo anno senza totalmente, il secondo, erano sporchissime di terra (dopo averle lavate 100 volte) a causa dell’escamotage usato il primo anno (cioè piantarlo in un vaso, non fatelo, casa piena di terra, instabilità garantita, un delirio) e ieri al mio albero mancava una delle tre zampe.

Chiaramente non sono crollata per un’inezia ma perché sono stressata e spesso insoddisfatta e reggo finché tutto va bene, ma se una roba va storta divento la piccola fiammiferaia. La soluzione del problema sarebbe stato andare in cantina a prenderla.

Il problema è che io ho paura ad andare in cantina.

paura

Giro il mondo, ma la sbrigo da sola in millemila cose (compreso infilare il piumone matrimoniale, nel sacco matrimoniale, da sola), ma niente, la cantina di casa mia mi incute un timore folle. A mia difesa posso aggiungere  che erano circa le undici di sera e pioveva e che l’aspetto del vano cantine è davvero inquietante, il top lo raggiungono a pari merito la porta punkabbestia che si trova in fondo alle scale a destra (con tanto di nome del condomino, per altro dubito sia quello attuale, scritta con la bomboletta) e strani cavi, tubi, fili e scatolette che giringirano sopra alla mia testa mentre cerco di aprire la porta della mia cantina, ma resta il fatto che giro in un bosco da sola di notte per 2/3 sere ogni anno (non sono un licantropo, è una manifestazione alla quale partecipo) e non mi sento a mio agio nella cantina di casa mia (molto a mio agio invece nelle cantine social!).

Ovviamente a questo evento si sono concatenate una serie di altre situazioni spiacevoli, nello specifico il problema è questo: se io decido di fare una cosa la faccio, punto.

testa dura

Quindi ho preso l’albero zoppo e l’ho fatto supportare da vari oggetti.

Nulla, stronzo.

Allora ho creato un impalcatura con sedia e rastrelliera.

Bene, funziona.

Spostando la rastrelliera ho fatto cadere un sacchetto che conteneva un delicato oggetto in vetro che si è ovviamente rotto.

Fulmini e saette.

Ho messo le luci e qualche decorazione e concluso momentaneamente il lavoro.

Bene.

Ho aperto il sacchetto per verificare l’entità del danno.

Inesorabilmente rotto.

Mi sono tagliata un dito, un frammento di vetro non voleva più uscire ed era mezzanotte.

Dito sanguinante, in casa non c’è disinfettante, morirò.

Riesco a togliere il frammento di vetro.

Forse non morirò.

Il sangue continua a uscire.

Forse mi sarò recisa un’arteria, ma ci sono arterie sulla punta delle dita?

Disinfetto con l’Amuchina, si ferma la perdita di sangue.

Getto le lettere di addio che avevo intanto scritto e decido che si è fatta l’ora di andare a dormire.

Per coadiuvare il sonno ho anche ben pensato di guardare Pretty little lyars che per me equivale a guardare un horror!

pretty-little-liars

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