SFUGGENTI

SFUGGENTI

Come quelle persone con cui capita di incontrarsi per caso, una sera, su un treno, in un hotel nel quale si soggiorna per lavoro. E poi non le vedi mai più. Chissà a quante persone incontrate solo un per un frangente abbiamo pensato e ripenseremo, chissà quante ancora ne vedremo, chissà se una volta ci ricorderemo di scambiarci un contatto, di darci di nuovo appuntamento, chissà se poi quest’aurea poetica di un incontro fortuito resterebbe, rivedendosi. Visi, frasi, MOMENTI STAMPATI IN LABILI MEMORIE SOVRACCARICHE D’INFORMAZIONI. Ci siamo incontrati perché dovevamo incontrarci, forse solo per un momento.

A tutte le persone che ho incontrato per caso, di cui non so il nome e che non sanno il mio nome, persone di altre città, Paesi, continenti, persone che mentre scrivo mi compaiono una a una nella mente, alcune più nitide, altre piuttosto sfocate, di un tempo passato ma mai del tutto, va un pensiero frugale, tenero, estemporaneo, grato, curioso, malinconico. Ma di quella malinconia dolce, che riporta la mente a momenti isolati, parole importanti, sguardi insistenti e risate coinvolgenti. E AI LUOGHI SFUGGENTI. Quelli che ci passi per caso e ti fermi solo un attimo, quelli che ti aspettavi tremendi ma ti sbagliavi, quelli che non ti aspetti, che non hai cercato, che sono capitati per caso, che non sapevi, non volevi, non dovevi.

Quelli che se potessi partire ora, proprio adesso, torneresti lì, anche solo per un altro momento, per catturarli meglio, per stabilire un legame, per sentirli di più.

Questa è la valle di Viñales, uno dei miei luoghi sfuggenti.

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