Tradire noi stessi

Tradire noi stessi

Indonesia giochi d'acqua

Nelle mie tante riflessioni settembrine che partono da questo post, ho continuato a farmi una domanda: ma se una delle cose che ci stesse facendo davvero male fosse quella di tradire noi stessi?

Provo a chiarire il pensiero. Se accade qualcosa, se qualcuno dice o compie un gesto che ci ferisce, abbiamo due possibili reazioni in genere. Chiarire e covare rancore.

Chiarire mi piace un sacco, specie se il desiderio nasce da entrambe le parti, chiarire vuol dire che qualcuno ci interessa e che qualcuno è interessato a noi, se il rapporto è paritario chiarire sarà solo una scelta.

Covare rancore fa male, anzi è il male che ci smangiucchia da dentro e alimenta patologie redditizie come la gastrite. Spesso capita di non poter proprio dire quello che si pensa (in alcuni rapporti subordinati per esempio), altre volte la ferita ce la siamo già fatta e sappiamo come andrà a finire. Il rancore porta a smangiucchiarci anche i pensieri, contrari a ogni norma sul karma positivo, di vendetta e auguri non propri positivi (bamboline puntaspilli, teschietti, fulmini e saette).

E qui finalmente giungo al mio pensiero (quando distribuivano il dono della sintesi io stavo decidendo cosa mettermi, e non avevo niente da mettermi, e i capelli stavano male, e le scarpe erano scomode, e la borsa non si abbinava…).

Per stare dietro al dolore ci dimentichiamo chi siamo, quanto valiamo, cosa vogliamo, quali sono i nostri valori, principi e la nostra morale e allora, tornano puntuali le…

…3 domande da farti quando sei ferito:

  1.  Cosa vuoi veramente? (ambizioni, aspirazioni, obiettivi)
  2. In cosa credi? (valori, principi, morale, autostima)
  3. Questa domanda mi è stata posta al liceo da una mia insegnante, in un generico momento di crisi adolescenziale: “non voglio sapere cos’è che ti fa star male, ma solo se ne vale la pena”.

 La risposta era allora e sarà sempre NO, almeno per me

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