L’ULTIMA COLONNA DELLA MIA AGENDA

L’ULTIMA COLONNA DELLA MIA AGENDA

L’unico modo per compensare una labile memoria è annotare qualsiasi pensiero sfuggente. Stimoli che arrivano dal testo di una canzone, da una publicità alla radio, dalle istruzioni di preparazione delle polpette vegane, vengono tutte tradotte in pensieri da trascrivere su qualsiasi angolo bianco disponibile, digitale o cartaceo. Quando viaggio tento spesso di approntare un rudimentale diario con date, nomi, ricordi da rielaborare a casa, da abbinare alle foto che campeggiano sul mio profilo Instagram. Nel quotidiano, da un paio d’anni, c’è un’agenda di contrabbando che mi viene dolcemente spacciata dalla mia cara amica Lucia, formato giusto per la mia scrittura lillipuziana, colorata, non ingombra, non sporca, non impegna, non si offende se non la chiamo e si abbina con tutto. L’ultima colonna a destra, quella con lo spazio metodicamente suddiviso per appuntamenti, persone da contattare e note, lo uso disordinatamente per aggiungere parole, titoli, deliri della mente. Ma la fonte prima dei miei pensieri rimangono sempre le interazioni sociali, persone che conosco più o meno bene, che appartengono a mondi sostanzialmente diversi, due chiacchiere in treno o lunghe conversazioni con chi mi conosce fin troppo bene e capita che nelle due ultime settimane mi vengano dette tre cose, da tre persone diverse, assolutamente semplici ma al tempo stesso illuminanti. Leggere, scrivere, confrontarsi, parlare, sembra quanto di più semplice e naturale esista al mondo, finché non ti scontri con muri di silenzio, di espressioni malsane, lacunose, incomprensibili e sciocche e ti ricordi la sostanziale differenza tra gli esseri umani che vuoi accanto e quelli che vuoi fuori dalle palle, detto così, fuori dai denti!

❤cristinafelice.altervista.org❤

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