SULLO STRESS E GLI SPAZI CONDIVISI

SULLO STRESS E GLI SPAZI CONDIVISI

Il folle che ha pensato, ideato e realizzato spazi di lavoro condivisi starà certamente pagando a caro prezzo la sua bravata, l’essere umano è un animale da branco solo nel tempo libero e soprattutto solo con la gente che sceglie di avere accanto, L’ufficio più piccolo del mondo sarà meglio di qualsiasi spazio in comune con altri, per parlarsi ci sono telefoni, email e sale riunioni.

Il primo problema di questo genere di spazi è il rumore, costante e continuo, telefoni che squillano, personali e aziendali, fissi e mobili, stampanti, campanelli, sedie che si scostano malamente, oggetti che cadono. Conversazioni che diventano pubbliche, una marea d’informazioni che sono isolabili soltanto con le cuffiette ma che spesso non possiamo indossare per ragioni di forma.

Il secondo problema nasce dall’invasione dello spazio personale altrui, gente che cammina davanti, dietro, accanto, si sporge, invade brutalmente l’altrui spazio vitale. Ovviamente chi invada di quello spazio non ne ha bisogno, ma chi si sente invaso lo patisce. Così come sa di dover tenere ogni oggetto chiuso in un cassetto perché se è sulla scrivania è di tutti.

E infine torniamo alle persone. Queste le mie due conclusioni. Se patisco qualcuno il problema è della mia percezione dell’altro e non necessariamente dell’altro, non so come risolverlo ma so che il problema è mio. La seconda rivelazione è questa: chi è davvero stronzo può anche non sapere di esserlo. Se ne avete autorità e opportunità vi invito a farlo presente, in caso contrario torniamo al problema di cui sopra, non ho soluzione ma almeno gli ho dato un volto.

Tanto stress ma di base, pochi, pochissimi elementi scatenanti, qualche consapevolezza e poche soluzioni, non resta che coltivare passioni e tenere una piccola isola felice nello spazio personale, un pensiero a cui rivolgersi per decomprimere l’oppressione di un insulto obbligatoriamente soffocato.

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